Politiche attive vs. Politiche passive

 

Politiche del Lavoro

 

Politiche attive vs.Politiche passive: qual’è la differenza ?

Quando parliamo di Politiche del lavoro, stiamo parlando di tutti gli interventi pubblici  rivolti alla tutela dell’interesse collettivo all’occupazione:

  • regolamentare il mercato del lavoro;
  • favorire l’occupabilità;
  • facilitare l’inserimento lavorativo di persone a rischio marginalità;
  • garantire sostegno al reddito

Politiche attive vs.Politiche passive

CHE COSA SONO LE POLITICHE PASSIVE DEL LAVORO?

Le politiche passive sono tutte quelle misure che hanno come obiettivo quello di affrontare i problemi socioeconomici causati dalla mancanza di lavoro. In sostanza sono tutte quelle politiche assistenziali e assicurative che garantiscono al lavoratore che per perde il posto di lavoro di accedere a forme di sostegno al reddito.

Tra i principali troviamo:

  • la cassa integrazione guadagni, di cui si è sentito parlare molto in questo periodo di forte emergenza sanitaria ed economica;
  • i contratti di solidarietà;
  • l’indennità di mobilità.

CHE SONO LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO?

Le politiche attive del lavoro si sviluppano quindi in una molteplicità di piani di intervento, che nello specifico si concretizzano nei “servizi per il lavoro” e che possono essere genericamente definiti come attività orientate al risultato occupazionale.

A differenza delle politiche passive, le politiche attive sono di carattere Regionale, pertanto sono le singole regioni a stabilire i criteri specifici di accesso ai servizi offerti.

Gli obiettivi principali delle Politiche Attive del Lavoro devono comunque seguire la Strategia Europea per l’Occupazione (SEO), ovvero:

  • occupabilità, che indica la capacità di inserimento nel mondo del lavoro;
  • adattabilità, intesa come la compatibilità e l’aggiornamento delle competenze e capacità in riferimento alle esigenze del mondo del lavoro;
  • imprenditorialità, ovvero lo sviluppo di qualità e spirito imprenditoriale;
  • pari opportunità, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione giovanile e femminile.

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha poi identificato anche gli ambiti di intervento, in cui le politiche attive devono operare:

  • Servizi di orientamento e collocamento lavorativo: ricerca attiva del lavoro
  • Creazione diretta e temporanea di posti di lavoro
  • Servizi di formazione e riqualificazione professionale: formazione gratuita per i disoccupati attraverso Dote Unica Lavoro ( per gli over 30) e Garanzia Giovani ( per gli Under 30)
  • Servizi e sostegno finanziario all’autoimpiego e alla nuova imprenditorialità: Dote autoimprenditorialità
  • Incentivi all’occupazione e sussidi di disoccupazioni: Naspi, reddito di cittadinanza, assegno di ricollocazione

 

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